Informations: MASSIMO CACCIA

MASSIMO CACCIA

Massimo Caccia nasce a Desio, nella provincia milanese, nel 1970. Si diploma all’Accademia di Brera nel 1992 e ben presto inizia a disegnare e dipingere prestando la sua opera in diversi ambiti, dal fumetto all’animazione, dalla scenografia alla creazione di marionette per il teatro, fino all’illustrazione di libri per bambini. Il tempo, inteso come percezione di attimi sospesi o come cristallizzazione di segmenti di un flusso dinamico di azioni, è un elemento fondamentale dell’opera di Caccia. L’altro fattore decisivo è l’utilizzo di soggetti legati all’immaginario infantile, per lo più animali stilizzati, colti in situazioni impossibili, che creano una sorta di cortocircuito o di temporaneo blackout nella percezione dell’osservatore. Tutta l’attenzione dell’artista sembra rivolta alla creazione d’immagini capaci di restituirci il profondo senso di precarietà dell’esistenza. Sono visioni ironiche, ma allo stesso tempo ferocemente impietose, che mettono in luce la natura illusoria e ingannevole delle nostre percezioni. Crediamo, infatti, di vivere in un mondo coerente, stabile, finché non ne sperimentiamo in prima persona la sostanza provvisoria e caduca. Attraverso una pittura piatta e lineare, sospesa tra il rigore geometrico di marca minimal e la fresca immediatezza delle intuizioni pop, Massimo Caccia inventa un sistema d’illuminazioni ed epifanie, di metafore rivelatrici, che assumono l’aspetto d’innocue illustrazioni per bambini. Secondo Kahil Gibran, “l’ovvio è quel che non si vede mai, finché qualcuno non lo esprime con la massima semplicità”. E la semplicità è, senza dubbio, l’artificio attraverso cui l’artista milanese crea le sue enigmatiche asserzioni visive, simili ai koan usati dai maestri zen per risvegliare la consapevolezza dei discepoli. Oscar Wilde affermava che “la spontaneità è una posa difficilissima da tenere”. La pittura di Caccia riesce spontanea e genuina, nonostante la complessità dei contenuti, proprio perché è il frutto di un lavoro razionale, di una disciplina dell’immaginazione che produce fantasie “esatte” nel descrivere le mille forme del paradosso. Si veda l’immagine di una tartaruga racchiusa in un palloncino o quella del rettile rovesciato sul dorso nella coppa di un mestolo o, ancora, di un pesciolino fluttuante in un bicchiere d’acqua capovolto o di una farfalla posata su un filo d’erba nel preciso momento, un minaccioso fiammifero acceso cade dal cielo. Con spiccata sensibilità narrativa, Caccia riesce a cogliere l’attimo potenziale, il punto d’incrocio d’infinite linee temporali, così come il momento morto, il capolinea di una traiettoria, che chiude, di colpo, il ventaglio delle probabilità.

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