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BEN VAUTIER

Ben Vautier nasce a Napoli il 18 luglio 1935, da madre occitano-irlandese e padre svizzero- francese, trascorre l’infanzia a Smirne, Alessandria D’Egitto e Svizzera. Negli anni ’50 Ben è a Nizza, dove lavora come commesso nella libreria “Le Nain Bleu” e si propone come pittore astratto. Nel 1954 apre un negozio di dischi usati “Magazin”, nel 1959 fonda il giornale “Ben Dieu” , trasforma il suo spazio in un luogo di incontro rinominato “Ben Doute de Tout Gallery”. In quegli anni conosce il lavoro di Marcel Duchamp, incontra Yves Klein e frequenta artisti del Nouveau Réalisme quali Arman e Spoerri. Si rende conto così della rilevanza della firma dell’artista rispetto all’opera d’arte e decide di fare della propria firma il contenuto di un quadro. All’inizio degli anni ’60 Ben si propone quale sostenitore di un’estetica dell’appropriazione che lo porta a prendere possesso di tutto e a firmare quanto gli viene tra le mani: un buco, la città di Nizza proclamata “opera d’arte aperta”, i quadri altrui. Espone sè stesso a Nizza e teorizza il concetto “per cambiare l’arte bisogna cambiare l’ego”. Nel 1962 Ben incontra Maciunas, figura fondamentale ed animatore del movimento denominato “Fluxus” e ne diviene uno dei più raffinati teorici partecipando ai festival s internazionali ed alle Performances pubbliche. Nel 1963 espone un drappo sulla strada e sostiene che non esiste alcuna differenza tra un dipinto e una banderuola: ciò che conta è il messaggio. Nello stesso periodo, ama filmare con una cinepresa le azioni della strada. Nel 1973 realizza la “déconstruction du tableau” in 176 pannelli che contengono tutto ciò che c’è in un dipinto: il gesto, il tempo, l’ego, etc.. Nel 1974 espone presso la Galleria dei mille di Bergamo la personale dal titolo “C’est toujours la meme chox de l’ego” . Nel 1977 espone a Parigi, presso il Beaubourg, nella mostra “A propos de Nice” dove pubblica dieci pagine sul problema delle etnie.
Negli anni ’80, superata l’ondata concettuale, Ben qualifica la nuova tendenza pittorica emergente in Francia come “Figuration libre” ed introduce nelle sue opere una componente figurativa ironico-grottesca.
Nello corso del decennio Ben si trasferisce per quindici giorni nella vetrina della One Gallery di Londra, organizza Festival Fluxus, vende dischi usati, fonda il “Thèatre total”, tiene performances come “Public” (in cui la sua azione consiste nel fissare il pubblico), espone una portinaia alla Galerie Zunini di Parigi, gira un film che lo riprende nell’atto di insultare gli spettatori, pubblica riviste, scrive un volume di interventi teorici, impianta nella sua casa una galleria intitolata “Malabar e Cunegonde”, si rende promotore di dibattiti all’insegna del “Pour et Contre”.
Nel 1990 Ben viene invitato alla Biennale di Venezia dove propone un’intera parete dedicata al movimento Fluxus. Nello stesso anno espone a Roma il grande quadro “Le Titanic” e all’inaugurazione viene proposta un’orchestra con dei violini come sul Titanic. Il messaggio che ne deriva: l’arte cola a picco.
Nel 1991 viene concesso a Ben uno spazio al Beaubourg dove propone delle citazioni e delle domande sull’arte; contemporaneamente nel Museo di Nizza viene proposta la Chambre di Ben, e sempre nello stesso anno Ben partecipa alla biennale d’Arte contemporanea di Lione.
Nel corso di tutto il decennio si susseguono mostre in Francia, in Italia, in Inghilterra, in Giappone; nel frattempo Ben non dimentica le cause umanitarie che tanto lo appassionano; conosce Internet e si fa creare un sito, visitabile a tutt’oggi.
Da un’esposizione all’altra, sempre in ambito internazionale, si arriva alla retrospettiva organizzata nel 2001 presso il MAMAC di Nizza, titolata “JE CHERCHE LA VERITE'”. La verità è che l’unico tema sempre attuale è proprio la ricerca della verità. A settembre del 2006 Ben organizza, nel quartiere Latino a Parigi, una manifestazione fluxus dal titolo “LE TAS D’ESPRITS” , coinvolgendo per tre giorni diversi artisti del movimento in performances, mostre, concerti fluxus in gallerie, spazi pubblici o direttamente nelle strade del quartiere.

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